La cultura come coscienza civile del Paese, gli autori come custodi dell’identità nazionale, il diritto d’autore come frontiera decisiva anche nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Nel Salone delle Feste del Palazzo del Quirinale, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha celebrato i 145 anni della Società Italiana degli Autori ed Editori con un discorso che ha intrecciato riconoscenza istituzionale e difesa del valore culturale dell’arte.
“Sarebbe un’Italia povera e anche triste senza il contributo che date nelle varie forme della cultura”, ha dichiarato il capo dello Stato rivolgendosi agli autori, compositori, registi, scrittori e interpreti presenti. “Se il nostro Paese trova strumenti di speranza, di sostegno, anche di orgoglio, è grazie a quello che fate”.
Cultura come bene civile
Il tono della cerimonia è oscillato continuamente tra il solenne e l’affettuosamente informale, restituendo l’immagine di un dialogo autentico tra le istituzioni e il mondo creativo italiano. Mattarella ha insistito sul ruolo della Siae non soltanto come organismo di tutela economica, ma come presidio culturale e civile.
“La Siae tutela gli autori, quindi difende, protegge, cura le esigenze della cultura”, ha sottolineato il presidente. “È certamente un contributo decisivo alla vita culturale, sociale, civile ed economica del Paese, ma è anche un contributo alla coscienza del nostro Paese”.
Un passaggio particolarmente significativo in un momento storico in cui il tema della protezione delle opere creative torna centrale di fronte alla crescita dell’intelligenza artificiale generativa e alle nuove questioni legate alla proprietà intellettuale.
I numeri ricordati dal capo dello Stato restituiscono la dimensione della storica associazione: 126 mila autori e circa 30 milioni di opere amministrate.
Il Quirinale incontra il mondo dell’arte
Attorno a Mattarella si è raccolto un ampio panorama della cultura italiana contemporanea: da Paolo Sorrentino a Carlo Verdone, passando per Giuseppe Tornatore, Marco Bellocchio, Nicola Piovani, Ligabue, Gianna Nannini, Fiorella Mannoia, Mogol, Madame e Anna Pepe.
Una comunità artistica trasversale, capace di rappresentare linguaggi e generazioni differenti, riunita simbolicamente sotto il segno della tutela della creatività.
L’ironia di Diego Bianchi e la battuta di Sorrentino
A rompere il protocollo con leggerezza è stato Diego Bianchi, arrivato insolitamente in giacca e cravatta. Il creatore di “Propaganda Live” ha scherzato con Mattarella evocando le tradizionali consultazioni politiche al Quirinale: “È rilassante non essere qui per incarichi, formazioni di governo e giuramenti… anche se devo dire che mi diverto sempre molto. Non so lei”.
Il presidente ha accolto il momento con uno dei sorrisi più distesi della giornata, in una sala spesso attraversata da risate e applausi.
A chiudere idealmente la cerimonia è stata poi la battuta di Paolo Sorrentino, insieme ironica e amara: “Se il pianeta fosse abitato solo da lei e dagli artisti, presidente, vivremmo gioiosi e pacifici. Ma purtroppo ci sono anche gli altri”.
Una frase accolta con divertimento dal pubblico, che ha restituito il tono di una celebrazione in cui la cultura è apparsa non come ornamento, ma come spazio necessario di libertà, memoria e visione collettiva.
13/05/2026







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