Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti. Cliccando su “Accetta”, proseguendo la navigazione, accedendo ad un’area del sito o selezionando un qualunque suo elemento, acconsenti all’uso dei cookie.

Accetta

Navigazione contenuti

Contenuti del sito

ALLA SCALA UN “NABUCCO” COLOSSALE CHE PARLA AL PRESENTE

Immagine dell'articolo

Un’opera monumentale, visivamente imponente e concettualmente attualissima. Il nuovo allestimento di “Nabucco” di Giuseppe Verdi - Nabucco che debutterà il 16 maggio al Teatro alla Scala si prepara a essere uno degli eventi più significativi della stagione lirica milanese.

Per il direttore musicale Riccardo Chailly, si tratta dell’ultimo titolo d’opera nel suo percorso scaligero, ma senza alcuna nostalgia: lo sguardo è interamente rivolto al presente e a una lettura radicalmente contemporanea del primo Verdi.

Un “colossal” tra cast stellare e nuove letture

L’allestimento si presenta con numeri e ambizioni da grande produzione internazionale: un cast di primo livello con Anna Netrebko, Luca Salsi, Michele Pertusi e Francesco Meli, scenografie firmate da Gary McCann e la regia di Alessandro Talevi, frutto di un lavoro condiviso durato due anni.

Il risultato è un “colossal” operistico che non si limita alla spettacolarità, ma punta a riportare al centro il significato politico e umano del dramma verdiano.

Chailly: “Verdi è già musica del Novecento”

Al centro della visione del direttore c’è una lettura precisa e dichiarata: il primo Verdi non va affrontato come repertorio storico, ma come materia viva.

“Questo Nabucco mi sta entusiasmando come la partitura della Lady Macbeth di Šostakovic”, ha spiegato Chailly in conferenza stampa, sottolineando come la sua interpretazione si fondi su una prospettiva moderna: “Io guardo al primo Verdi come alla musica del Novecento. Non posso guardarlo in maniera retrò”.

Una dichiarazione che sintetizza la filosofia dell’intero progetto: superare l’idea di tradizione come museo e restituire all’opera la sua forza drammatica originaria.

Potere, ambizione e attualità politica

Il nuovo allestimento mette in scena la tensione tra due figure dominate dalla “sete di potere”: Nabucco e Abigaille. Un tema che, secondo Chailly, rende l’opera straordinariamente contemporanea.

“C’è l’idea di due personaggi che hanno sete di potere politico”, ha spiegato il direttore, evidenziando come il cuore del dramma sia nelle conseguenze dell’ambizione e del potere mal gestito.

Un’interpretazione condivisa anche da Veronica Simeoni, che nel ruolo di Fenena ha sottolineato come l’opera parli oggi attraverso “odio, guerre e presunzioni”, invitando il pubblico a una riflessione sul presente.

Il sovrintendente Fortunato Ortombina ha ribadito questa lettura: “L’opera di Verdi ogni volta è un inno alla pace”.

Un allestimento tra simboli e stratificazioni visive

Dal punto di vista scenico, l’opera costruisce un universo visivo stratificato: dall’architettura ispirata al Pantheon, con un occhio di luce simbolo della fede, fino a richiami all’architettura industriale e alla modernità della Torre Eiffel.

I costumi accentuano il contrasto sociale e politico: da un lato l’opulenza “cacofonica” dei Babilonesi, dall’altro la polvere e le macerie che segnano il popolo ebraico. Un linguaggio visivo che traduce in immagini la frattura centrale dell’opera.

Un Verdi “ritrovato” e senza nostalgia

Uno degli elementi più innovativi di questa produzione è l’adozione dell’edizione critica curata da Roger Parker e pubblicata da University of Chicago Press e Casa Ricordi, insieme all’inserimento del “divertissement” scritto da Verdi per la ripresa del 1848 a Bruxelles, mai eseguito in scena fino ad oggi.

In questo segmento, collocato nel terzo atto, il regista Talevi ha immaginato uno “spettacolo nello spettacolo” che richiama il mito di Semiramide, offrendo a Anna Netrebko anche un momento coreografico inedito.

Il bilancio di un percorso

Per Chailly, questo “Nabucco” rappresenta anche la sintesi di un lungo lavoro su Verdi alla Scala: “Dopo dodici anni coro e orchestra hanno capito come affrontare i lavori di gioventù di Verdi e nobilitare l’approccio con questi testi”.

Un percorso che si chiude senza sguardo nostalgico, ma con la volontà di rilanciare: Verdi, nella lettura proposta, non è un autore del passato, ma un compositore capace di parlare con urgenza al presente.

Un’opera antica, dunque, che alla Scala torna a essere sorprendentemente nuova.

13/05/2026

Inserisci un commento

Nessun commento presente

Ultimissime

13 MAG 2026

ALLA SCALA UN “NABUCCO” COLOSSALE CHE PARLA AL PRESENTE

Verdi come musica del Novecento

13 MAG 2026

MATTARELLA CELEBRA LA SIAE

“Senza cultura un’Italia più povera e più triste”

11 MAG 2026

LONDRA CELEBRA I BEATLES

A Savile Row nascerà il primo museo ufficiale della band

11 MAG 2026

LA POESIA E IL BEL CANTO INCANTANO VENEZIA

Alessandra Maltoni e Cristian Caselli partecipanti alla Pro Biennale di Salvo Nugnes

05 MAG 2026

BIENNALE DI VENEZIA, L’ARTE SCENDE IN SILENZIO

Protesta ai Giardini per Gaza

05 MAG 2026

IL CALENDARIO PIRELLI 2027 GUARDA ALL’INDIA

Dialogo tra visioni e memoria