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PAOLA PIVI. WORLD RECORD

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Una gigantesca distesa di materassi che copre più di cento metri quadrati, sovrastata da un’altra, identica ma capovolta, per creare un antro ovattato, uno spazio sottile di gioco o meditazione in cui il pubblico è invitato ad arrampicarsi ed entrare.
 
All’ingresso, sospesa sopra le teste del pubblico una fitta trama di cuscini annodati su se stessi e colorati di giallo e rosso. Fragranze intense che si diffondono nell’aria dalle sculture di minuscoli divani grondanti profumo. Lo spazio viene totalmente ripensato, il grande e il piccolo si confrontano e le opere incoraggiano l’interazione da parte del pubblico.
 
È PAOLA PIVI. World record, la monografica che il MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo, dedica a questa sorprendente artista, Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 1999. La mostra, a cura di Hou Hanru e Anne Palopoli, è in programma fino all’8 settembre 2019 nella scenografica Galleria 5 del museo.
 
Pensata appositamente per gli ambienti fluidi del MAXXI, la mostra è il racconto dell’immaginario di un’artista che, attraverso le sue opere, dà vita a una nuova forma di realtà, ironica ed esagerata, fatta di grandi contrasti, di gesti stravolgenti, di oggetti presi dal quotidiano che acquistano una nuova inedita veste, mostrando altre possibili interpretazioni di senso. Che si tratti di lavori mastodontici o minuscoli, le opere accattivanti di Pivi cambiano lo spirito del luogo che le ospita e attivano i sensi del visitatore, sovvertendo i confini classici tra spazio pubblico e intimità.
 
La visita in mostra inizia sotto una vasta griglia di centinaia di forme morbide intrecciate e sospese a mezz’aria: Share, but it’s not fair (2012), opera composta da cuscini gialli e rossi, realizzati con i tessuti degli abiti dei monaci tibetani, forma una grafica astratta ma allo stesso tempo tridimensionale. “Il titolo (Condividi, ma non è giusto) è come il lamento di un bambino a cui è stato imposto di condividere un gelato pur non avendo voglia di farlo – dice l’artista – . Camminare sotto la grande distesa di cuscini è incantevole, è come esplorare un mondo magico”.

Il percorso si snoda poi attraverso opere della fine degli anni Novanta: la serie di divani in miniatura fedelmente riprodotti in scala e grondanti profumo. L’essenza, che cade sul pavimento, pervade l’aria e la sfera olfattiva. Dall’opera Did you know I’m single? (2010), una pelle di orso che ricorda i trofei di caccia ma è realizzata in pelliccia sintetica, si arriva alla gigantesca World record, l’ultima installazione ideata dall’artista, che dà il titolo alla mostra e occupa circa un terzo della galleria. Più di cento materassi disposti su due livelli creano uno spazio stretto in cui il visitatore è invitato a entrare, a distendersi e ad abbandonarsi ai suoni ovattati e alla prospettiva inedita. Lo spazio non è sufficiente per stare in piedi, costringe a sdraiarsi, a rotolare o gattonare: compiere questi gesti di regressione, gioco e abbandono, o anche solo osservare gli altri
visitatori mentre interagiscono con l’opera, crea coinvolgimento e connessioni inaspettate fra le persone. Il divertimento, come Pivi ha più volte ribadito, è una delle tante chiavi di accesso possibili alla sua arte.
 
Quasi a chiudere un simbolico cortocircuito temporale, è esposta anche una delle primissime opere create dall’artista: Scatola umana (1994), una scultura cubica di plexiglass di soli dieci centimetri per lato che, a una rilettura successiva, sembra contenere tutta la creatività dell’artista, liberata poi al massimo della sua potenza espressiva attraverso una moltitudine di forme, grandezze e mezzi possibili.

09/04/2019

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