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RUSSELL CROWE INTERPRETA IL DRAMMA GENERAZIONALE DI “PADRI E FIGLI”

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Jake (Russel Crowe), dopo la morte della moglie in un incidente d’auto si ritrova a dover crescere la figlia da solo, e a gestire problemi fisici e mentali che lo costringono anche ad un temporaneo ricovero presso un ospedale psichiatrico. Katie (Amanda Seyfried), viene affidata alla zia, sorella della madre, che prova un profondo rancore nei confronti di Jake e tenta anche di intentare una causa per l’adozione. Il racconto si sposta, poi, a venticinque anni dopo: Katie è diventata un’assistente sociale ed è capace di aiutare gli altri ma non se stessa. Ricerca costantemente rapporti sessuali occasionali, rifiutando di instaurare legami. Si concede a chiunque per cercare di sentirsi meno vuota, provando a colmare il suo dolore.

Analizzando le due differenti reazioni scaturite dal dolore, vediamo due individui   vivere forme di autodistruzione. Il problema di Katie è la “non amabilità”, che manifesta una difficoltà di identificarsi come un soggetto “degno” di amore e, di conseguenza, in grado di poter amare. Sente di aver perso ogni cosa  e crede di non poter meritare ancora amore.

Quella di Jake è, invece, una forma di autodistruzione che scaturisce dal senso di colpa più che dal dolore. Sente di essere responsabile della morte di sua moglie, sente di non essere un buon padre e un buono scrittore, pensa di non avere più neanche “diritto” di vivere. È solo per Katie che si sforza di reagire, provando a curarsi, ad impegnarsi nel lavoro e a starle vicino con tutte le sue possibilità. È costretto, però, a lottare con la sua malattia, con i suoi tormenti, con i “perfidi” zii di Katie. E, purtroppo, il peso di tutte queste cose, non riesce a reggerlo.

12/06/2021

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