La grande monografica dedicata all’artista francese dialoga con “Campo aperto”, l’installazione dell’architetta messicana che trasforma il gioco in uno spazio di incontro sociale.
L’arte come strumento per raccontare le emozioni più intime e l’architettura come luogo capace di creare legami tra le persone. Sono queste le due prospettive che il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma propone al pubblico con due nuove mostre in apertura il 16 ottobre: Matrimoni, Rotture e Funerali inclusi, la più ampia monografica mai dedicata in Italia a Sophie Calle, e Campo aperto, l’installazione site specific dell’architetta messicana Tatiana Bilbao.
Due percorsi differenti, ma uniti da una domanda comune: in che modo l’arte può aiutarci a comprendere la vita, le relazioni e il mondo che condividiamo?
Sophie Calle, quando la fine diventa racconto
Fotografia, scrittura e autobiografia sono gli strumenti con cui Sophie Calle, artista concettuale francese nata a Parigi nel 1953, indaga da oltre quarant’anni i sentimenti, le assenze e i momenti di passaggio dell’esistenza. La sua ricerca trasforma esperienze personali, spesso dolorose, in narrazioni capaci di coinvolgere direttamente il pubblico.
Curata da Simona Antonacci, la mostra Matrimoni, Rotture e Funerali inclusi attraversa otto progetti dell’artista senza seguire un ordine cronologico. Il risultato è un percorso che invita a riflettere sulla fine di una relazione amorosa, sulla conclusione di un progetto e sulla perdita, ma anche sulla possibilità di dare un nuovo significato a ciò che è terminato.
Tra le sezioni più significative c’è Dolore squisito, che comprende 230 elementi e affronta il rapporto tra sofferenza e narrazione. Calle lavora attraverso immagini e parole, costruendo storie essenziali anche quando affrontano esperienze drammatiche. I testi sono presentati in francese originale, mentre un libro con le traduzioni italiane permette ai visitatori di seguire pienamente il racconto.
Un altro riferimento importante è Room 44, opera acquisita dalla collezione del MAXXI Architettura. Per realizzarla, Calle si fece assumere in un albergo veneziano e fotografò per un mese gli oggetti lasciati in disordine nelle camere. Da quei dettagli ricostruì e immaginò le storie delle persone che avevano abitato quegli spazi. Un metodo che mostra come anche gli oggetti più comuni possano custodire tracce di vite sconosciute.
L’arte esce dal museo e incontra la città
La presenza di Sophie Calle al MAXXI si estende anche oltre le sale espositive. In occasione della mostra è stata realizzata I segreti dei viandanti, una tomba concepita in collaborazione con il Cimitero Acattolico per gli Stranieri di Roma. L’opera rappresenta il primo intervento permanente del museo collocato al di fuori della propria sede.
L’iniziativa apre una riflessione sul rapporto tra arte contemporanea, luoghi della memoria e comunità. Il museo non è più soltanto uno spazio da visitare, ma diventa parte di un tessuto urbano nel quale le opere possono incontrare le persone nella vita quotidiana.
Come sottolineato dalla presidente del MAXXI, Maria Emanuela Bruni, le due mostre inaugurano l’autunno del museo con un’apertura verso nuove forme di relazione tra arte e città.
Tatiana Bilbao, il gioco come linguaggio universale
Dalla dimensione intima delle storie personali si passa a quella collettiva con Campo aperto, l’installazione progettata da Tatiana Bilbao, tra le protagoniste dell’architettura internazionale. L’opera fa parte della serie Nature, giunta alla sua nona edizione, che invita a esplorare l’architettura non soltanto attraverso disegni e sezioni, ma mediante la costruzione di spazi reali da attraversare e vivere.
L’architetta messicana sceglie come punto di partenza il gioco della pelota, una pratica tradizionale diffusa in diverse aree dell’America Latina. Non si tratta soltanto di un’attività sportiva: nella sua storia il gioco si intreccia con ritualità, religione, socialità e persino con il tema della guerra, diventando una rappresentazione simbolica dei grandi interrogativi sull’esistenza, sulla vita e sulla morte.
In Campo aperto, il gioco diventa quindi un’occasione per riflettere sul modo in cui gli spazi possono favorire l’incontro e la convivenza. L’installazione non si rivolge esclusivamente agli architetti o agli specialisti, ma vuole coinvolgere un pubblico ampio, invitando i visitatori a partecipare a un’esperienza condivisa.
La memoria di una tradizione culturale si trasforma così in uno strumento per immaginare nuove possibilità di relazione. L’architettura non è soltanto costruzione di edifici: è anche progettazione di luoghi in cui le persone possano incontrarsi, riconoscersi e sentirsi parte di una comunità.
Due mostre, una riflessione sul presente
Con Sophie Calle e Tatiana Bilbao, il MAXXI mette in dialogo due modi diversi di interpretare il rapporto tra individuo e società. Da una parte, la fotografia e la scrittura diventano strumenti per dare forma alle emozioni, alle separazioni e ai ricordi. Dall’altra, lo spazio architettonico si trasforma in un ambiente aperto, dove il gioco e la memoria favoriscono la partecipazione collettiva.
Entrambe le mostre invitano a guardare oltre ciò che appare immediatamente visibile: dietro un oggetto abbandonato può nascondersi una storia, mentre dietro uno spazio costruito può prendere forma una rete di relazioni.
È proprio in questo incontro tra esperienza personale e dimensione comunitaria che si sviluppa la proposta del MAXXI: un’idea di arte contemporanea non distante dalla vita, ma capace di interrogare il presente e offrire nuovi modi di comprendere noi stessi e gli altri.
17/10/2026







Inserisci un commento