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KANDINSKY TORNA A ROMA: IL COLORE DIVENTA MUSICA

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Dopo oltre 25 anni, Vassily Kandinsky torna protagonista a Roma con una grande mostra che ripercorre la straordinaria avventura artistica e intellettuale del padre dell’astrattismo. Dal 15 settembre al 14 febbraio 2027, Palazzo Bonaparte ospita oltre 70 opere provenienti dal Centre Pompidou di Parigi, in un’esposizione che attraversa tutte le principali stagioni della vita del pittore russo.

Kandinsky è stato molto più di un pittore. Artista, teorico, docente e intellettuale, ha trasformato il modo di concepire la pittura, liberando il colore dalla necessità di rappresentare la realtà e facendone uno strumento capace di comunicare emozioni, stati d’animo e persino suoni.

La mostra romana segue questo lungo percorso: dalle prime opere figurative agli anni della formazione a Monaco, dall’esperienza del gruppo Blaue Reiter alla Russia rivoluzionaria, dall’insegnamento alla Bauhaus fino alla maturità parigina. Un viaggio attraverso una delle personalità più importanti delle avanguardie europee del Novecento, profondamente segnata dalle grandi trasformazioni politiche e culturali del suo tempo.

Tra i capolavori esposti spiccano L’Arco Nero e Giallo-Rosso-Blu, opere emblematiche della ricerca di Kandinsky sul rapporto tra forme, colori e musica. Nella sua pittura il quadro non è più soltanto una superficie da guardare: diventa quasi uno spazio da ascoltare, nel quale linee, geometrie e colori possono creare una vera e propria armonia visiva.

Un momento fondamentale del percorso è rappresentato dall'esperienza del Blaue Reiter, il gruppo artistico nato a Monaco e legato alla nuova pittura espressionista. La mostra dedica inoltre particolare attenzione a Gabriele Münter, compagna di Kandinsky e artista di grande rilievo, valorizzandone il contributo all’Espressionismo tedesco.

Il percorso prosegue con gli anni della Rivoluzione russa. Kandinsky collaborò con il nuovo governo bolscevico, ma le sue idee artistiche, fondate anche su una forte dimensione spirituale, entrarono progressivamente in contrasto con quelle delle avanguardie suprematiste e costruttiviste russe.

Dopo il ritorno in Germania arrivò la stagione della Bauhaus, decisiva per la definizione delle sue teorie sul rapporto tra forma, colore e struttura. Kandinsky sviluppò una riflessione sempre più razionale sul linguaggio pittorico, trasformando le intuizioni dell’astrattismo in un vero sistema teorico.

La chiusura della Bauhaus nel 1933 da parte del regime nazista segnò una nuova svolta. Kandinsky si trasferì a Parigi, dove rimase fino alla morte, nel 1944. Qui la sua pittura assunse una nuova leggerezza: le forme divennero più morbide e la tavolozza si arricchì di colori chiari, pastello e tonalità acide.

La mostra di Palazzo Bonaparte non si limita però ai dipinti. Accanto alle opere sono presentati documenti, fotografie, oggetti personali e materiali provenienti dalla Bibliothèque Kandinsky. Particolarmente suggestiva è la presenza di una sala da pranzo progettata da Marcel Breuer per l’appartamento dei coniugi Kandinsky a Dessau, la città in cui la Bauhaus si trasferì.

È anche attraverso questi oggetti e documenti che emerge la figura di un artista capace di unire pittura, musica, teoria e vita quotidiana in una ricerca incessante sul significato dell’arte.

L’arrivo a Roma di questi capolavori è reso possibile dalla collaborazione con il Centre Pompidou, che ha aperto il proprio patrimonio in occasione della lunga chiusura per restauri dell’istituzione parigina. Un’occasione particolarmente rara, dunque, per vedere in Italia opere che abitualmente difficilmente lasciano Parigi.

Prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi, la mostra è curata da Angela Lampe, conservatrice delle collezioni moderne del Musée national d’art moderne, con la consulenza scientifica ed editoriale di Francesca Villanti per i contenuti divulgativi. L’esposizione gode inoltre del patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia, della Regione Lazio e del Comune di Roma.

A più di ottant’anni dalla sua morte, Kandinsky continua così a interrogare il pubblico su una domanda ancora attuale: può un colore parlare, emozionare e persino “suonare”? A Palazzo Bonaparte, la risposta del maestro dell’astrattismo sembra essere ancora una volta sì.

18/09/2026

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