AREZZO – Non è soltanto il ritorno di uno dei più celebri bronzi dell’antichità nel luogo della sua scoperta, ma l’avvio di una visione culturale che mette al centro comunità, territorio e partecipazione. Con l’inaugurazione della mostra La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata, sabato 14 febbraio 2026, il Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” ha accolto nuovamente la statua simbolo della città, in prestito dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze.
All’apertura erano presenti il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, il Sindaco Alessandro Ghinelli, il Capo Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale Alfonsina Russo, il Direttore generale Piano Olivetti per la cultura Stefano Lanna, la Direttrice regionale Musei nazionali della Toscana Carlotta Paola Brovadan e il Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze Daniele Federico Maras.
Un’opera che torna a parlare alla sua città
Ritrovata nel 1541 durante lo scavo di un pozzo nei pressi di San Lorenzo, la Minerva fu subito destinata alle collezioni medicee, entrando nello studio di Cosimo I de’ Medici e restando a Firenze per secoli. Oggi, per la prima volta dopo oltre quattrocento anni, il grande bronzo rientra temporaneamente ad Arezzo, riaffermando un legame identitario mai sopito.
Databile ai primi decenni del III secolo a.C., la statua – alta 150,5 cm – raffigura Atena/Minerva con chitone, himation, egida con testa di Medusa ed elmo corinzio. Gli studi più recenti ne riconducono l’origine a un ambito ellenistico, forse italico o magnogreco, mentre il restauro condotto tra il 2000 e il 2008 ha restituito la flessuosità originaria della figura e raffinati dettagli tecnici, come l’uso del rame per labbra e ciglia.
Il primo passo di “Semi di comunità”
La mostra, aperta al pubblico dal 15 febbraio al 6 settembre 2026, segna il debutto del progetto nazionale Semi di comunità – Piano Olivetti per la cultura, promosso dal Ministero della Cultura. Un piano che mira a superare la dimensione puramente espositiva, trasformando i musei in luoghi di co-creazione e dialogo con i cittadini.
Non a caso, l’inaugurazione è stata accompagnata dalla performance teatrale itinerante Minerva è qui. Quando una dea torna a casa, un racconto simbolico che ha guidato il pubblico nel “ritorno” della statua, sottolineandone il valore emotivo oltre che storico.
Un museo che si rinnova
Il progetto aretino non si limita al prestito dell’opera. La presenza della Minerva diventa occasione per un più ampio intervento di rinnovamento museografico e strutturale del Museo Archeologico Nazionale di Arezzo, con l’obiettivo di migliorare accessibilità, qualità degli spazi ed esperienza di visita. Nel percorso espositivo, accanto alla statua antica, trovano posto una copia in bronzo realizzata dalla Fonderia Artistica Marinelli e i restauri settecenteschi di Francesco Carradori, che raccontano la complessa storia conservativa dell’opera.
L’allestimento approfondisce inoltre il contesto del ritrovamento, identificato nei resti della domus di San Lorenzo, una lussuosa residenza romana, e amplia lo sguardo sull’Arezzo romana, Arretium, restituendo un quadro urbano fatto di infrastrutture, spazi pubblici e prestigio aristocratico.
Un dialogo tra città
Dopo la recente esperienza della Chimera di Arezzo, la Minerva conferma la collaborazione virtuosa tra Arezzo e Firenze, fondata sulla circolazione consapevole delle opere e sulla condivisione delle competenze scientifiche. Un modello che rafforza il ruolo dei musei nazionali come presìdi attivi del territorio e che, attraverso il Piano Olivetti, riafferma la cultura come motore di sviluppo e coesione.
In questo senso, la Minerva non è soltanto un capolavoro dell’arte antica: è un “seme di comunità”, capace di riattivare memoria, identità e futuro.
14/02/2026







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