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IL GIORNO DEL RICORDO 2026

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Nel panorama delle celebrazioni del Giorno del Ricordo 2026, gli Archivi di Stato si affermano come veri e propri spazi culturali, dove la storia incontra la sensibilità artistica e civile. Documenti, fotografie, cimeli e testimonianze diventano strumenti di racconto capaci di restituire voce e volto alle vittime delle foibe e agli esuli dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia.

Il programma di iniziative promosso dalla Direzione generale Archivi del Ministero della Cultura coinvolge l’intero territorio nazionale, trasformando gli archivi in luoghi di studio ma anche di esperienza, aperti a cittadini, studenti e studiosi. Un’occasione per riflettere su una memoria complessa attraverso il linguaggio silenzioso ma potentissimo delle fonti.

Come sottolinea il Direttore Generale Archivi Antonio Tarasco, la missione degli Archivi di Stato è quella di permettere a tutti di “formarsi i propri convincimenti in modo sereno e documentato”, offrendo nel Giorno del Ricordo la possibilità di ricostruire i drammi dell’esodo giuliano-dalmata “in uno spirito di verità, concordia e rispetto del pluralismo delle idee”. Un approccio che avvicina la ricerca storica alla dimensione etica e culturale della memoria.

Mostre e documenti: la storia come opera corale

A Roma, l’Archivio di Stato apre le porte della Sala Alessandrina alla mostra Fiume. Città del ricordo, visitabile fino al 20 febbraio. Un percorso che attraversa l’età moderna fino al secondo dopoguerra, grazie a documenti e cimeli dell’Archivio Museo Storico di Fiume. Carte, immagini e oggetti dialogano tra loro, costruendo una narrazione che va oltre la cronaca e si fa racconto identitario. Sempre nella capitale, l’Archivio Centrale dello Stato ospita un incontro dedicato al volume Autodafé di un esule di Diego Zandel, dove la letteratura diventa ulteriore chiave di accesso alla memoria dell’esodo.

A Torino, la mostra fotografica Da esuli a cittadini racconta, attraverso le immagini, l’inserimento della comunità giuliano-dalmata nel tessuto urbano tra il 1947 e il 1980. Le fotografie, più che semplici testimonianze visive, diventano frammenti di una storia collettiva fatta di adattamento, lavoro e ricostruzione.

Trieste, Bari, Cagliari: archivi come mappe della memoria

A Trieste, città simbolo del confine orientale, il 10 febbraio inaugura una mostra documentaria basata sulle carte dell’Ufficio Prigionieri e della Croce Rossa Italiana. Quasi 34.000 schede, risalenti al periodo tra il 1947 e gli anni Cinquanta, restituiscono una dimensione concreta e umana alle vicende di esuli, optanti e prigionieri.

A Bari, i documenti prefettizi e assistenziali raccontano l’arrivo e l’integrazione dei profughi giuliano-dalmati in Puglia, mentre a Cagliari un convegno e una rassegna documentaria ricostruiscono la presenza degli esuli in Sardegna, mettendo in luce percorsi di accoglienza, assistenza e rinascita personale e professionale.

L’arte del documento

Nel Giorno del Ricordo 2026, gli Archivi di Stato dimostrano come il documento possa essere non solo fonte storica, ma anche materia narrativa e culturale. Carte d’archivio, fotografie e cimeli assumono una dimensione quasi artistica, capaci di evocare storie individuali e collettive senza bisogno di retorica.

Un invito, soprattutto per chi si occupa di arte e cultura, a guardare agli archivi non come luoghi statici, ma come laboratori di memoria, dove il passato continua a interrogare il presente attraverso la forza discreta delle testimonianze.

10/02/2026

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