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PRIMO LEVI E ANNA FRANK NEL NUOVO MURALE DI ALEXSANDRO PALOMBO

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Nel luogo dove l’arte è stata colpita dall’odio, torna a parlare la memoria. In occasione del Giorno della Memoria, l’artista aleXsandro Palombo ha realizzato un nuovo murale sulla parete della Caserma Montello di Milano, lo stesso spazio dove nei mesi scorsi erano state vandalizzate le sue opere dedicate ai sopravvissuti della Shoah Liliana Segre, Edith Bruck e Sami Modiano.

Il nuovo intervento si intitola “Memory is no longer enough” (“La memoria non è più sufficiente”), una frase che suona come un monito potente e attuale. Al centro del murale compaiono due figure simbolo della tragedia dell’Olocausto: Primo Levi e Anna Frank, icone universali della testimonianza e della scrittura come atto di resistenza contro l’oblio.

Un’opera che nasce da una ferita

La scelta del luogo non è casuale. Tornare proprio sulla parete violata dai vandalismi significa trasformare un atto di distruzione in un gesto di risposta culturale. Palombo usa il linguaggio dell’arte urbana per riaffermare il valore della memoria storica, ma anche per denunciare il rischio che il ricordo, da solo, non basti più se non è accompagnato da responsabilità, educazione e presa di posizione.

Il titolo dell’opera suggerisce infatti un passaggio di testimone: dalla memoria come commemorazione alla memoria come azione viva, capace di opporsi ai nuovi linguaggi dell’odio e dell’intolleranza.

Primo Levi e Anna Frank: scrivere per esistere

Accostare Primo Levi e Anna Frank significa unire due voci diversissime per età e vissuto, ma profondamente legate dal potere della parola. Levi, sopravvissuto ad Auschwitz, ha raccontato con lucidità e rigore l’abisso della deportazione; Anna Frank, adolescente nascosta ad Amsterdam, ha lasciato al mondo un diario che continua a parlare alle nuove generazioni.

Nel murale di Palombo, i due diventano custodi della memoria collettiva, simboli di una narrazione che attraversa il tempo e chiede ancora ascolto.

Arte pubblica come atto civile

Con Memory is no longer enough, Palombo conferma il ruolo dell’arte pubblica come spazio di confronto e responsabilità. Non un semplice omaggio, ma un intervento che interroga lo spettatore e lo costringe a prendere posizione, soprattutto in un presente segnato dal riemergere di antisemitismo e revisionismi.

In un momento storico in cui la memoria rischia di trasformarsi in rituale vuoto, il murale alla Caserma Montello ricorda che l’arte può ancora essere un gesto politico nel senso più alto del termine: un atto civile, visibile, condiviso. Perché ricordare è fondamentale, ma oggi — sembra dirci Palombo — non basta più.

27/01/2026

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