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ARTE E TENSIONI: LA BIENNALE DI VENEZIA RIAPRE TRA VISIONI GLOBALI E PROTESTE

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I cancelli della Biennale Internazionale d'Arte di Venezia si riaprono, ma quest’anno l’arte non è l’unica protagonista. Dal 5 maggio prende il via una settimana cruciale che anticipa l’apertura al pubblico del 9 maggio, tra anteprime riservate, performance e un clima segnato da polemiche e manifestazioni.

Negli spazi iconici dei Giardini della Biennale e dell’Arsenale di Venezia, l’accesso iniziale è limitato alla stampa e agli invitati. Un’apertura selettiva che sottolinea il carattere esclusivo del vernissage, ma anche la tensione che accompagna questa edizione. Tra le presenze istituzionali, il presidente della Fondazione Pietrangelo Buttafuoco, atteso per un’apparizione simbolica.

La mostra principale, curata da Koyo Kouoh e intitolata “In Minor Keys”, arriva al pubblico dopo mesi turbolenti: dimissioni della giuria internazionale, polemiche istituzionali e perfino la cancellazione della cerimonia ufficiale d’inaugurazione, a cui aveva rinunciato anche il ministro Alessandro Giuli.

Ma è nei padiglioni nazionali che si concentrano alcune delle questioni più delicate. Il Padiglione russo propone la performance “The Tree is Rooted in the Sky”, un progetto collettivo che coinvolge artisti di diversi Paesi. Tuttavia, a causa delle sanzioni, lo spazio resterà chiuso al pubblico: le opere saranno visibili solo attraverso maxi-schermi esterni, trasformando la fruizione in un’esperienza mediata e simbolica.

Anche il Padiglione israeliano, ospitato all’Arsenale, è al centro del dibattito. L’artista Belu-Simion Fainaru presenta una serie di sculture già oggetto di controversie, in un contesto internazionale segnato da accuse e richieste di boicottaggio.

Parallelamente, la Biennale si apre al confronto con la “Biennale della Parola”, ciclo di incontri dedicati a dissenso e pace negli spazi di Ca' Giustinian. Tra gli ospiti, il regista Alexander Sokurov e la scrittrice Suad Amiry, in dialogo su arte, politica e libertà di espressione.

Fuori dai cancelli, però, l’arte lascia spazio alla protesta. Diverse mobilitazioni accompagneranno l’apertura: dalla difesa degli artisti dissidenti russi alle manifestazioni contro la presenza israeliana. Un segnale chiaro di come la Biennale non sia solo un evento culturale, ma anche un terreno di confronto politico e sociale.

In questo intreccio di estetica e attualità, la Biennale di Venezia si conferma specchio del nostro tempo: un luogo dove le opere non si limitano a essere osservate, ma interrogano, provocano e dividono. Perché oggi, più che mai, l’arte non può restare neutrale.

04/05/2026

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