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MASSIMO MAZZONI INCANTA CON "IL PRIVILEGIO DE DIAVOLO"

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Venerdì 30 gennaio scorso, a Roma, presso la libreria Eli di Via Somalia 50/A, è stato presentato il romanzo: Il privilegio del diavolo, di Massimo Mazzoni (Ronca Editore, 2025).

L’autore, dopo quarant’anni di indagini sempre più delicate, è riuscito dove la maggior parte ha trovato il fallimento: sfruttando l’artificio letterario del romanzo, ha ridato vita a una storia ispirata a fatti realmente accaduti, restituendo, con una scrittura asciutta, pungente e particolarmente efficace la dimensione umana di chi svolge indagini. È un noir, ma in verità è la cronaca profonda di una investigazione, ricostruita nei minimi dettagli, senza mai indugiare nel sensazionalismo o nelle stucchevoli e insulse spettacolarizzazioni. La trama, nella sua apparente semplicità, parte dalla scomparsa di una ragazza, esposta come tanti adolescenti di oggi alle insidie di un mondo tanto banale, quanto letale. Lo svolgimento dei fatti prende subito una piega imprevedibile, così come accade nella vita reale; i colpi di scena sono quelli della realtà, non della finzione, con uno scandire serrato e imprevedibile, nel quale i due poliziotti, Sandro e Piero, in una progressiva sfida contro il male, avanzano per sottrazione, partendo dalle ipotesi più evidenti, per poi scartarle e isolare, passo dopo passo, quegli indizi in grado di guidarli verso una verità. Un lavoro in profondità, che coinvolge la sfera interiore dei due investigatori, nella loro dimensione di persone comuni, con un peso in più sulle spalle: l’onere di risolvere il caso.

L’intreccio è complesso, così come lo è una vera indagine di polizia.

Massimo Mazzoni, senza tentazioni sociologiche, ha imbastito una grande trama, ha scritto una storia in cui l’investigazione non è solo una corsa verso la soluzione, ma un percorso che espone chi indaga. I due investigatori sono i protagonisti non eroi, che risultano a volte esausti, altre disorientati, che tentano di restare integri, puri, di fronte a una realtà che li costringe a guardare dove non vorrebbero. Il loro rapporto, fatto di battute, di silenzi e di piccoli rituali, è una delle parti più riuscite del romanzo, che risulta così credibile, umano, funzionale.

La figura della madre della vittima è l’elemento disturbante, molto riuscito; qui, l’amore materno non è un rifugio morale, ma una zona cieca, un luogo dove il sentimento – come a volte capita – diventa incapacità di vedere, rendendo la storia inquietante. Lo stile del romanzo è asciutto, la scrittura è controllata e talvolta lenta, ma è una lentezza voluta, consapevole, che serve a cristallizzare il peso delle scelte e non a intrattenere nella lettura.

Il richiamo cinematografico, evocato anche dalla prefazione di un genio del racconto visivo come Pietro Valsecchi - presente in sala, insieme ad altri ospiti del mondo del cinema e della fiction italiana - è un pensiero spontaneo, che viene mentre si legge, perché molti passaggi sembrano pensati per la macchina da presa, non nel senso dell’azione, ma in quello dell’attesa, del non detto, dello sguardo che resta.  Il privilegio del diavolo è una storia di vita, di rapporti fra persone che a volte aprono il baratro dell’inferno; è un libro che non consola, né offre finali rassicuranti. Il lettore dovrà fare i conti con una vicenda inquietante perché insospettabile. Una crime-story che resta incollata addosso. E nel panorama del noir italiano è una qualità sempre più rara.  

06/02/2026

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