La Soprintendenza Speciale di Roma ha avviato una ricerca d’archivio per ricostruire l’aspetto originario del dipinto della Cappella del Crocifisso nella basilica di San Lorenzo in Lucina, realizzato nel 2000. L’obiettivo è individuare documentazione fotografica o disegni progettuali che permettano di confrontare l’opera originale con l’attuale decorazione, risultato del ripristino effettuato nel 2025.
L’iniziativa, partita su indicazione del ministro della Cultura Alessandro Giuli, punta a chiarire se l’intervento più recente abbia rispettato fedelmente il lavoro commissionato all’epoca. Solo a valle di questo raffronto, spiegano dalla Soprintendenza, sarà possibile valutare eventuali azioni o interventi correttivi.
La questione presenta però un nodo giuridico e tecnico rilevante. Il dipinto, essendo anteriore al 2020, non è sottoposto a vincolo diretto come opera d’arte: la tutela della Soprintendenza riguarda infatti l’edificio, che è bene protetto, mentre sull’opera pittorica l’istituto può esprimere un parere, in quanto inserita all’interno di un contesto monumentale vincolato.
A complicare ulteriormente il lavoro degli studiosi è la scarsità di materiali utili: le immagini oggi disponibili del dipinto risalgono a una fase successiva alle infiltrazioni d’acqua che avevano danneggiato l’opera. Si tratta dunque di documentazione già compromessa, ritenuta insufficiente per un confronto attendibile con l’assetto originario del 2000.
La ricerca in corso assume così un valore che va oltre il singolo caso: mette al centro il tema della memoria documentaria dell’arte contemporanea in contesti storici, e il delicato equilibrio tra restauro, ripristino e rispetto dell’intenzione originaria dell’artista. Un lavoro silenzioso, tra archivi e carte, che potrebbe restituire chiarezza a una vicenda ancora aperta nel cuore di Roma.
03/02/2026







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