Il nuovo Festival di Sanremo – il quinto diretto da Carlo Conti – si prepara a riportare al centro della scena non solo la musica, ma il continuo dialogo tra tradizione, sperimentazione e memoria culturale. Dal 24 al 28 febbraio 2026 l’Ariston diventerà ancora una volta un palcoscenico in cui la canzone italiana si reinventa, intrecciando storie, stili e generazioni diverse.
Un cast che attraversa linguaggi e generazioni
Il primo annuncio al Tg1 conferma l’intenzione dichiarata da Conti: una line-up dal “campo largo”, capace di offrire “tanti sapori per tutti i gusti”.
La sorpresa più evidente è l’ingresso delle Bambole di Pezza, gruppo punk-rock tutto al femminile, che rappresenta una delle declinazioni più energiche dell’area debuttanti. Accanto a loro approdano sul palco dell’Ariston anche artisti vicini alla sensibilità della Generazione Z, come Tommaso Paradiso, Chiello, Samurai Jay e Tredici Pietro.
Accanto alle nuove voci trovano spazio anche duetti e collaborazioni carichi di significato artistico, come il progetto condiviso da Maria Antonietta & Colombre, che arrivano a Sanremo dopo un percorso parallelo approdato al loro primo album insieme.
I ritorni che raccontano la memoria del Festival
Sanremo è anche un luogo di ritorni: un luogo, cioè, in cui gli artisti riallacciano i fili di una storia musicale che li lega al pubblico. Spicca la presenza magnetica di Patty Pravo, “signora della musica italiana”, e quella di nomi come Arisa, Malika Ayane, Levante e Raf.
Tra i ritorni maschili figurano artisti eterogenei come Fedez, Ermal Meta, Dargen D'Amico, Francesco Renga e Enrico Nigiotti.
Le nuove correnti: urban, rap, indie
La direzione artistica insiste su un’apertura marcata verso le sonorità urban e rap. Debuttano artisti come Nayt, Sayf, mentre tornano figure consolidate quali J-Ax e Luchè.
Una selezione che racconta come le estetiche urbane siano diventate ormai parte integrante della produzione musicale italiana.
Il ruolo centrale delle artiste
Ben dieci donne compongono il cast, un dato significativo in un festival spesso accusato di scarsa parità. Dalla tradizione avanguardistica di Patty Pravo al pop sperimentale di Ditonellapiaga, fino all’energia irriverente di Elettra Lamborghini e alla raffinatezza vocale di Serena Brancale, il mosaico femminile appare tra i più variegati degli ultimi anni.
Sanremo come specchio dell’evoluzione culturale
Conti sottolinea come la selezione 2026 rifletta “la musica italiana in grande evoluzione”. L’ambizione è confermare l’energia dell’ultima edizione: proporre brani che possano restare nel tempo, alternando canzoni capaci di far riflettere ad altre nate per far ballare.
Un equilibrio difficile, ma necessario, affinché il Festival resti un punto di riferimento non solo televisivo, ma culturale.
Un’edizione nel segno del ricordo
Oltre ai nomi in gara, l’edizione 2026 sembra voler costruire un ponte con la storia del Festival. Sarà infatti dedicata a Pippo Baudo, figura cardine della televisione italiana e di Sanremo, e potrebbe rendere omaggio a Peppe Vessicchio e Ornella Vanoni, due icone scomparse di recente.
Aspettando i titoli delle canzoni
L’appuntamento ora è per il 14 dicembre, quando nel programma Sarà Sanremo saranno svelati i titoli dei brani. Un passaggio che completerà il quadro di un’edizione che promette di essere, ancora una volta, uno specchio fedele del momento artistico italiano: complesso, vibrante, in continuo cambiamento.
Sanremo 2026, più che un festival, si annuncia come un ritratto sonoro del nostro tempo.
30/11/2025







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