Sono passati dieci anni dalla morte di David Bowie, avvenuta il 10 gennaio 2016 a New York, ma l’eredità del Duca Bianco resta più viva che mai. Nato David Robert Jones a Londra l’8 gennaio 1947, Bowie ha attraversato cinque decenni di carriera reinventandosi costantemente, lasciando un segno indelebile nella musica, nella moda e nell’arte contemporanea.
Dallo straordinario successo di Ziggy Stardust, che ha portato il glam rock e una rivoluzione nell’immagine e nella fluidità sessuale, al Duca Bianco degli anni ’70, capace di catturare le vibrazioni sottili di una Berlino divisa e sperimentare con sintetizzatori e sonorità nuove, Bowie ha sempre anticipato il futuro. Nel corso degli anni ’80 e ’90, dagli stadi di Let’s Dance al gruppo Tin Machine, ha saputo passare senza sosta tra hit globali e sperimentazioni coraggiose.
Anche i suoi ultimi anni di vita hanno confermato la sua genialità. Con l’album Blackstar, pubblicato l’8 gennaio 2016, Bowie ha trasformato la malattia in atto creativo, mostrando attraverso video simbolici e un vinile dalla copertina enigmatica – una stella nera che rivela una miriade di stelle alla luce – un vero canto del cigno. Come ha spiegato Tony Visconti, storico produttore e amico, “La sua morte non è diversa dalla sua vita, un’opera d’arte. Blackstar è il suo regalo d’addio”.
Oltre alla musica, Bowie ha saputo intuire le trasformazioni sociali e tecnologiche: tra le prime figure a comprendere l’impatto di internet sulla musica e sul rapporto con il pubblico, ha innovato anche sul piano finanziario con i Bowie Bonds, strumento che gli ha permesso di acquisire i diritti delle sue canzoni.
A testimonianza della sua eredità, a Londra il Victoria and Albert Museum ha inaugurato lo scorso settembre il David Bowie Center, un archivio permanente con oltre 90mila elementi che ripercorrono il suo processo creativo. E il 9 gennaio è stato pubblicato il libro di Paul Morley, David Bowie. Oltre lo spazio e il tempo, mentre il documentario di Channel 4 The Final Act racconta gli ultimi mesi dell’artista e la lucidità con cui ha trasformato la propria fine in un atto creativo.
Dieci anni dopo, Bowie resta un’icona senza tempo, capace di parlare a generazioni diverse attraverso la musica, l’arte e la capacità di reinventarsi continuamente. Come lui stesso cantava in Heroes, “Il domani appartiene a chi lo sente arrivare”: un motto che, per Bowie, ha significato vivere ogni istante come un’opera d’arte.
05/01/2026







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