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FINTE FOLLIE E VERACI PAZZIE OSSIA IL TEATRO DELLE PRIME DONNE

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Il 29 maggio alle ore 20 nel Teatro Farnese, nell’ambito del progetto musicale Settimane musicali Farnesiane che prevede 8 serate di musica e teatro in occasione della mostra I Farnese. Architettura, Arte, Potere a cura della Fondazione Toscanini in collaborazione con il Complesso monumentale della Pilotta, avrà luogo lo spettacolo dedicato alla memoria di Franca Valeri FINTE FOLLIE E VERACI PAZZIE ossia Il teatro delle primedonne, con regia e testi di Stefania Bonfadelli, e gli interpreti Nicolò Balducci, Fiammetta Tofoni, Chiara Tomei, Maya Quattrini, Lussiana Zanella, Marco Fragnelli, Luigi Accardo maestro al cembalo; i costumi sono del Piccolo Teatro di Milano.

Nota della regista Stefania Bonfadelli:

Il racconto parte dal palcoscenico di un teatro, dove una giovane cantante, sta provando con il regista lo spettacolo “La finta pazza” di Antonio Sacrati. La giovane fatica a entrare nel ruolo, e si scontra con le difficoltà che ogni artista ha nella sua ricerca del personaggio. Una meravigliosa fatica. Rimasta sola per ripassare la parte, le appaiono alcune primedonne del passato, tra cui Anna Renzi, la prima interprete de “La finta pazza”.

Tra battute sarcastiche, frasi taglienti e grande ironia, si crea un legame fatto di leggerezza, di arte, di musica e di travolgente femminilità, tra le primedonne del passato e la giovane interprete, che alla fine capirà come affrontare il nuovo ruolo. Ma capirà qualcosa di più importante: il legame che c’è tra passato e presente, che tutto ciò che è ora, è il risultato di ciò che è stato e che facciamo parte di una sorta di catena umana, di “continuum” non solo  musicale , che lega indissolubilmente passato e presente.

Scritto durante la prima fase d’isolamento dovuto alla pandemia, essenzialmente per trovare un conforto nell’ironia, questo spettacolo parla di vite, di passato e di  presente, di rivalsa, di forza, di arte, di talento, di emancipazione, di libertà e di possibilità inaspettate. Ma soprattutto parla di teatro, e di come sia stato storicamente un artefice del riscatto femminile.

Il teatro ha dato tanto anche al talento maschile beninteso, ma non allo stesso modo. Non nella stessa misura. Non con lo stesso impatto.  Le tavole del palcoscenico sono state il luogo di riscatto per Anna Renzi, che nel 1600 fu la prima diva donna del melodramma, uno dei primi soprani a esibirsi in ruoli femminili quando questo privilegio era appannaggio quasi esclusivo dei castrati, avendo pure l’ardire di auto finanziarsi gli spettacoli. Ed è stato così anche per Vittoria Tesi, che nel 1700 è stata il primo contralto di colore della storia, nata povera per morire in una reggia. Non ha fatto di meno per quel caratteraccio di Francesca Cuzzoni, una delle cantanti più pagate di tutti i tempi, e per Faustina Bordoni, Rosmunda Pisaroni, Isabella Colbran, Giuditta Pasta e tante, tante altre. Ognuna con una storia unica da raccontare e da ricordare. Donne straordinarie, dotate del coraggio di osare e di credere fortemente nel loro talento.

La presenza del teatro Farnese è un dono inaspettato per questo spettacolo. Uso il termine “presenza” e non “cornice” non a caso ma proprio perché il Farnese è un protagonista della storia e di questo spettacolo; la presenza migliore per incarnare il vero protagonista del racconto.

Questo spettacolo è un omaggio senza pretese ma sincero e appassionato al teatro d’opera e alle sue protagoniste.

Dedicato a  FRANCA VALERI che ha insegnato a tutte noi, l’arte dell’ironia. E ci ha fatto il regalo più grande.

 

Ph. Mariana Moreira

24/05/2022

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