Partiamo dal titolo: perché Le due verità? Quali sono le due verità a cui fa riferimento il libro?
Il titolo nasce da una frattura che mi interessava esplorare: la verità che ci viene consegnata e quella che ci costruiamo per sopravvivere. Nel romanzo queste due verità convivono, si scontrano e a volte si negano a vicenda. Una è la versione ufficiale della vita di Sara, l’altra è quella che la sua mente ha nascosto per proteggersi. Sono due verità incompatibili, ma entrambe necessarie per capire chi è davvero.
Da dove nasce l’idea di questo libro?
Nasce da una domanda che mi accompagna da sempre: quanto di ciò che crediamo di sapere su noi stessi è autentico, e quanto invece è stato modellato da altri? Non c’è stato un episodio preciso, ma un accumulo di osservazioni, di storie ascoltate, di silenzi. A un certo punto ho sentito che quella tensione meritava una storia.
Quanto c’è di autobiografico e quanto appartiene alla fantasia?
La storia è completamente di fantasia, ma le emozioni che la attraversano sono molto vicine a me. Non è un libro autobiografico, ma è personale: ci sono domande che ho fatto a me stessa, paure che ho riconosciuto, dinamiche che ho osservato. La trama, però, vive in un territorio narrativo che appartiene solo al romanzo.
Nel suo libro esiste una verità assoluta oppure ogni personaggio possiede la propria?
Ogni personaggio ha la sua verità, e nessuna coincide davvero con quella degli altri. La verità, nel romanzo, non è un punto fermo: è una percezione, un bisogno, a volte una difesa. Non esiste una verità assoluta, esiste una verità che si avvicina ai fatti e una che si avvicina alle ferite.
Qual è il personaggio al quale si sente più legata?
Sara. Perché è complessa, contraddittoria, fragile e resistente allo stesso tempo. Perché cerca risposte ma teme di trovarle. Perché incarna quel momento della vita in cui tutto ciò che credevi di sapere si sgretola, e devi decidere se restare lì o provare a ricostruirti. È un personaggio che non chiede di essere capito, ma di essere guardato davvero.
C’è un personaggio che ha preso una direzione diversa da quella immaginata?
Suor Agnese. Doveva essere una presenza discreta, quasi simbolica. Invece, scrivendo, ha iniziato a rivelare più di quanto avessi previsto. È diventata il ponte tra la verità ufficiale e quella rimossa. A un certo punto non stavo più guidando io: era lei a decidere cosa dire e cosa tacere.
Qual è il conflitto centrale del romanzo?
Il conflitto è tra memoria e identità. Sara deve capire se ciò che ricorda è reale o costruito, e soprattutto deve decidere chi è quando le certezze che la sostenevano crollano. È un conflitto interno, ma ha conseguenze enormi sulla sua vita esterna.
Che ruolo hanno i sentimenti e le relazioni nel determinare ciò che scegliamo di considerare “vero”?
Un ruolo decisivo. Le relazioni influenzano ciò che vediamo, ciò che ignoriamo e ciò che siamo disposti ad accettare. A volte la verità viene distorta per amore, altre per paura, altre ancora per protezione. Nel romanzo la verità non è mai neutra: è sempre legata a un sentimento.
C’è una scena che considera particolarmente importante?
La scena della cassetta. È il momento in cui la voce che dovrebbe rassicurare diventa invece la prova che qualcosa non torna. È una crepa che si apre, e da quella crepa entra tutto il resto. È il punto in cui la storia smette di essere lineare e inizia a mostrare la sua ombra.
Che reazione vorrebbe suscitare nell’ultima pagina?
Vorrei che il lettore provasse una combinazione di inquietudine e chiarezza. Non una risposta definitiva, ma la sensazione che qualcosa dentro si sia spostato. Se arriva anche una riflessione su ciò che consideriamo vero nella nostra vita, allora il libro ha fatto ciò che doveva.
Dopo aver scritto il libro, è cambiato il suo modo di guardare alla verità?
Sì. Ho capito che la verità non è mai un blocco unico: è un processo. È fatta di omissioni, di paure, di interpretazioni. Scrivere questo romanzo mi ha insegnato che la verità più difficile da accettare è quasi sempre quella che riguarda noi stessi.
Se dovesse racchiudere il messaggio del libro in una sola frase?
La verità non sempre libera, ma è l’unico punto da cui si può ricominciare.
11/09/2026







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